Da Affari e Finanza di Repubblica del 15
Gennaio 2007
In Gran Bretagna la
radio vicina al sorpasso digitale
Finora apparentemente assente
dal grande palcoscenico mondiale dei processi di convergenza in corso tra le
tecnologie multimediali, per la radio questo 2007 dovrebbe essere l'anno della
riscossa. Se non in Italia, dove ancora si attende la definitiva assegnazione
delle frequenze, almeno nel resto del mondo. Secondo un'analisi appena
pubblicata del centro studi americano InStat, infatti, il processo di
conversione della radiofonia dall'analogico al digitale ha ormai preso un
abbrivio decisivo. Alla base di questa accelerazione sono da considerare
soprattutto il calo dei prezzi degli apparati riceventi digitali e l'ingresso
sul mercato di nuovi produttori di contenuti. Che il mercato stia decollando è
anche percepibile nella crescita degli investimenti pubblicitari da parte di
produttori di radio digitali, specie sul mercato Usa, nota ancora InStat. In
Europa il mercato più avanzato è quello britannico, che proprio nel corso di
questo 2007 è in procinto di festeggiare lo storico sorpasso nelle vendite di
apparecchi da parte dei nuovi ricevitori in standard Dab (Digital Audio
Broadcasting) rispetto alle tradizionali radio analogiche. E' un risultato
sorprendente visto che non più tardi di tre mesi fa le vendite di radio digitali
erano ancora in proporzione di 1 a 4 rispetto ai ricevitori analogici. Ma il
ritmo del mercato potrebbe giustificare il sorpasso se già ad ottobre scorso,
rispetto all'ottobre 2005, il mercato britannico della vendita di apparati
ricevitori radiofonici analogici era sceso del 12% in quantità e del 16% in
valore mentre, di converso, il digitale era cresciuto del 21% in valore e del
27% in volumi. In questo momento in Gran Bretagna sono attivi due multiplex
digitali in tecnologia Dab, uno facente capo alla Bbc e uno al consorzio privato
Radio One, mentre altre frequenze sono state assegnate agli operatori locali.
Secondo un'analisi di fonte Digital One sul successo dell'esperienza inglese, i
fattori chiave sarebbero diversi. In primo luogo una abbondante allocazione di
risorse frequenziali, specie nella cosiddetta Banda Terza, che garantisce una
migliore copertura a costi inferiori (rispetto per esempio alle frequenze in
Banda L verso cui si sta orientando l'Italia); l'aver rispettato gli equilibri
tra l'editore pubblico, la Bbc, e i privati, e tra le emittenti nazionali e
quelle locali, in modo da coinvolgere tutti e non creare esclusioni. Licenze di
dodici anni rinnovabili, con un meccanismo premiante per le emittenti che hanno
partecipato da subito alla digitalizzazione investendo nelle nuove reti. La
concessione delle frequenze senza oneri particolari né di assegnazione (niente
aste, insomma, ma beauty contest) e niente canoni, per non penalizzare un
settore che stava decollando senza particolari certezze sui modi e sui tempi
dell'ammortamento degli investimenti (in pratica non c'erano esperienze
precedenti che lasciassero prevedere il tipo di accoglienza che il mercato
avrebbe riservato alla nuova tecnologia). E in effetti, visto che il Dab in Gran
Bretagna è partito una decina di anni fa, le cautele sembrano aver avuto ragione
di esistere. Anche perché la crescita della radio digitale non si è realizzata
poco alla volta nel corso degli anni passati, ma ha subito una improvvisa
accelerazione a partire dal Natale del 2004, quindi circa due anni fa. E' stato
l'effetto immediato dell'immissione sul mercato di un nuovo chip che ha permesso
di abbattere letteralmente i costi di produzione dei radioricevitori digitali:
se prima una radio Dab stava sugli scaffali dei distributori attorno alle 300
sterline (sui 450 euro), adesso se ne trovano anche a poco più di 50 sterline.
-- Andrea Borgnino IW0HK
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